
Una Life Cycle Assessment (LCA) misura l’impatto ambientale di un gadget aziendale lungo tutta la sua vita: materie prime, produzione, trasporto, uso e fine vita. L’impronta di CO₂ (carbon footprint di prodotto) è una parte di quell’analisi e conta solo i gas serra, espressi in CO₂ equivalente. Se un ufficio acquisti o un team ESG deve scegliere merchandising a minore impatto e mettere i dati nei report Scope 3, deve sapere tre cose: cosa misura lo studio, quali documenti servono per fidarsi del risultato e come confrontare in modo corretto articoli e fornitori. Questa guida le spiega una per una.
In breve
- La LCA valuta più categorie di impatto (clima, acqua, energia, risorse). La carbon footprint si ferma al cambiamento climatico e si esprime in kg di CO₂e per unità funzionale.
- Uno studio completo «dalla culla alla tomba» copre materie prime, produzione, distribuzione, uso e fine vita di ogni articolo.
- Un dato di prodotto ha valore per il reporting solo con un report metodologico e, se lo comunichi all’esterno, con una verifica di terza parte.
- Confronta due gadget solo se gli studi usano stessi confini, stessa unità funzionale e stesse regole di categoria.
- La compensazione non riduce l’impronta di un prodotto: la LCA misura le emissioni, i crediti di carbonio sono un’altra cosa.
Indice
- Che cos’è una LCA e cosa misura l’impronta di CO₂
- Le fasi del ciclo di vita da includere
- Come si calcola e si presenta il dato
- LCA non è compensazione
- Come usare i risultati nel reporting ESG e Scope 3
- Confrontare gadget, materiali e fornitori
- Documenti da chiedere a un fornitore
- Come scegliere articoli a minore impatto
- Il nostro punto di vista
- Dati ambientali per il tuo programma di merchandising
- Domande frequenti
- Fonti
Che cos’è una LCA e cosa misura l’impronta di CO₂
Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica definisce la LCA come un processo oggettivo di valutazione dei carichi ambientali di un prodotto, processo o attività. Lo studio identifica e quantifica l’energia e i materiali usati e i rifiuti rilasciati lungo il ciclo di vita. Le norme di riferimento sono la UNI EN ISO 14040:2006 e la UNI EN ISO 14044:2018.
La carbon footprint di prodotto (CFP) ha un perimetro più stretto. Come spiega Arpae Emilia-Romagna, quantifica le emissioni e le rimozioni di gas climalteranti di un bene lungo tutta la sua vita, espresse in CO₂ equivalente. È uno strumento volontario e la norma di riferimento è la UNI EN ISO 14067:2018. Secondo l’ISO, la CFP si concentra su una sola categoria d’impatto, il cambiamento climatico. Gli studi LCA multicriterio considerano invece anche l’uso di risorse e la scarsità idrica.
Per un gadget aziendale la differenza conta. Una borsa in cotone e una in PET riciclato possono avere impronte di CO₂ diverse, ma anche consumi d’acqua e d’energia molto diversi. Se guardi solo la CO₂e rischi di spostare il problema su un altro indicatore. Per questo, quando l’obiettivo è la riduzione delle emissioni Scope 3, la CFP è il dato da rendicontare. Quando l’obiettivo è scegliere il prodotto migliore in senso ampio, serve la LCA completa.
LCA, carbon footprint e PEF a confronto
In Europa esiste anche la Product Environmental Footprint (PEF), un metodo basato sulla LCA promosso dalla Commissione europea con la Raccomandazione UE 2021/2279 per rendere uniformi misura e comunicazione delle prestazioni ambientali.
| Strumento | Cosa misura | Norma o riferimento | Quando usarlo |
|---|---|---|---|
| LCA | Più categorie: clima, acqua, energia, materiali, rifiuti | UNI EN ISO 14040 e 14044 | Scelta di materiali e design, analisi dei punti critici |
| Carbon footprint di prodotto | Solo gas serra, in CO₂e | UNI EN ISO 14067:2018 | Dati di prodotto per Scope 3 e obiettivi climatici |
| PEF | 16 categorie d’impatto con regole UE armonizzate | Raccomandazione UE 2021/2279 | Confronti tra prodotti della stessa categoria con PEFCR |
Le fasi del ciclo di vita da includere
Le linee guida del Joint Research Centre della Commissione europea indicano che uno studio di impronta ambientale comprende acquisizione delle materie prime, produzione, distribuzione, uso e fine vita. Per alcuni prodotti intermedi le fasi possono essere meno. Per ogni processo vanno inventariati i flussi in entrata e in uscita. Applicato al merchandising, il perimetro si presenta così:
| Fase | Cosa entra nel calcolo per un gadget | Dati da chiedere al fornitore |
|---|---|---|
| Materie prime | Estrazione o riciclo di plastica, metalli, fibre tessili, carta, legno | Composizione in peso, quota di riciclato, origine |
| Produzione | Stampaggio, tessitura, assemblaggio, personalizzazione (serigrafia, ricamo, incisione laser) | Energia per lotto, sito produttivo, scarti |
| Imballaggio | Packaging primario e secondario, riempitivi | Materiale e peso per unità |
| Distribuzione | Trasporto dalla fabbrica al magazzino e dal magazzino alle sedi o ai destinatari | Modalità (nave, aereo, camion), distanze, consolidamento |
| Uso | Lavaggi per il tessile, ricarica per l’elettronica, durata reale | Ipotesi di utilizzo dichiarate |
| Fine vita | Riciclo, recupero energetico, discarica | Riciclabilità reale e separabilità dei materiali |
La scelta del perimetro cambia il risultato. Uno studio «dalla culla al cancello» si ferma all’uscita dalla fabbrica e non comprende trasporto, uso e smaltimento. È legittimo, ma devi saperlo prima di confrontarlo con uno studio «dalla culla alla tomba». Nel merchandising la fase d’uso pesa soprattutto su tessile ed elettronica. Sugli articoli usa e getta pesa molto il fine vita. Abbiamo approfondito le variabili decisive nella guida sull’impatto ambientale dei gadget aziendali.
Come si calcola e si presenta il dato
Il calcolo segue sempre la stessa logica. Si definisce l’unità funzionale (per esempio «una borraccia usata per due anni» o «una t-shirt per 50 lavaggi»). Poi si raccolgono i dati di attività per ogni fase e li si moltiplica per fattori di emissione, primari se misurati in filiera, secondari se presi da banche dati. Infine si sommano emissioni e rimozioni in CO₂e. Il risultato si legge come «kg CO₂e per unità funzionale», mai come valore assoluto senza contesto.
Un report credibile documenta assunzioni, fonti dei dati, confini del sistema, regole di allocazione ed esclusioni. Le regole PEF sulla qualità dei dati servono proprio a questo: il JRC precisa che la verifica e la validazione sono obbligatorie quando lo studio, o parte delle sue informazioni, viene usato per comunicazioni esterne.
LCA non è compensazione
Misurare e compensare sono due atti diversi, e nei capitolati vengono spesso confusi. La LCA dice quanta CO₂e genera un prodotto e in quali fasi. La compensazione consiste nell’acquistare crediti o finanziare progetti esterni alla catena del valore del prodotto. Il gadget resta quello che era: stessi materiali, stessa produzione, stesso trasporto.

Per chi gestisce gli acquisti la conseguenza è pratica. Un articolo presentato come «neutrale» grazie a crediti di carbonio non ha un’impronta più bassa di un articolo identico senza crediti. Se il tuo obiettivo è ridurre lo Scope 3, contano le scelte che cambiano il dato misurato: materiali, durata, logistica, quantità. Per questo non dichiariamo prodotti o spedizioni a impatto zero sulla base della compensazione. Le eventuali attività di riforestazione restano un impegno separato e non entrano nel calcolo dell’impronta.
Come usare i risultati nel reporting ESG e Scope 3
Il merchandising acquistato rientra nelle emissioni indirette a monte della tua organizzazione, cioè nello Scope 3. Spesso questa voce si stima con fattori di spesa medi, che dicono poco sul prodotto reale. I dati di prodotto migliorano la stima: EcoVadis spiega che i dati GHG di prodotto possono servire a calcolare le emissioni Scope 3 associate a determinati tipi di prodotti, oltre a individuare opportunità di mitigazione.
In pratica i risultati LCA servono in quattro punti del processo:
- Baseline: calcoli l’impronta del programma di merchandising dell’anno, articolo per articolo, al posto di una stima basata sulla spesa.
- Obiettivi: fissi riduzioni misurabili per categoria, per esempio tessile o welcome kit.
- Capitolato: inserisci nel bando la richiesta di dati di prodotto con metodo e perimetro dichiarati.
- Rendicontazione: alimenti le metriche climatiche richieste dagli standard di sostenibilità e dai questionari CDP ed EcoVadis con dati tracciabili.
L’impostazione del reporting secondo la CSRD e la scelta delle metodologie per la tua organizzazione vanno decise con il tuo team di sostenibilità e con il revisore che assevera il report. Il fornitore ti dà dati documentati, mentre la loro collocazione nel bilancio resta una scelta tua.
Confrontare gadget, materiali e fornitori
Due numeri in kg CO₂e si possono affiancare senza essere confrontabili. Il JRC lo dice per la PEF: i risultati sono confrontabili solo se basati sulle stesse PEFCR, le regole specifiche per categoria di prodotto. I risultati ottenuti con il metodo generale non lo sono direttamente. Lo stesso principio vale per qualsiasi LCA. Prima di confrontare, controlla:
- stessa unità funzionale: una borraccia da 500 ml e una da 750 ml non svolgono la stessa funzione;
- stessi confini: culla-cancello e culla-tomba non si confrontano;
- stessa qualità dei dati: dati primari di filiera contro medie di banca dati possono spiegare differenze anche ampie;
- stesso trattamento della personalizzazione e dell’imballaggio, spesso esclusi da uno studio e inclusi nell’altro.
Attenzione allo spostamento degli impatti. Le linee guida JRC avvertono che una decisione ambientale deve guardare all’intero sistema, perché ridurre gli impatti in una fase può aumentarli in un’altra o in un’altra categoria. Un materiale leggero che riduce il trasporto può essere più difficile da riciclare. Una fibra naturale con meno CO₂e può richiedere molta più acqua.
Documenti da chiedere a un fornitore
Per qualificare un fornitore di merchandising sul piano ambientale, l’ufficio acquisti può chiedere un set di evidenze verificabili:
- Report dello studio LCA o CFP, con norma di riferimento (ISO 14040/14044, ISO 14067), unità funzionale, confini ed esclusioni.
- Dichiarazione di verifica o validazione di terza parte: la ISO 14064-3 fissa i requisiti per verificare e validare dichiarazioni sui gas serra, mentre la ISO 14065 riguarda gli organismi che svolgono queste attività.
- Certificazioni di sistema in corso di validità: ISO 14001 per la gestione ambientale, ISO 9001 per la qualità, ISO 27001 per la sicurezza delle informazioni quando il fornitore gestisce piattaforme e dati dei destinatari.
- Rating e disclosure: scheda EcoVadis con punteggio e data, risposta al questionario CDP.
- Conformità di prodotto: documentazione di sicurezza secondo GPSR, dichiarazioni REACH sulle sostanze, dichiarazioni di conformità MOCA per articoli a contatto con alimenti come borracce e tazze.
- Tracciabilità della filiera: stabilimenti di produzione, eventuali audit sociali e ambientali, certificazioni di materiale come FSC per carta e legno (ne parliamo nella guida su FSC per gadget).
La verifica guarda ai dati storici e ne controlla la correttezza. La validazione valuta la ragionevolezza delle ipotesi alla base di affermazioni sul futuro. Se un fornitore promette una riduzione, chiedi quale delle due ha ottenuto.
Come scegliere articoli a minore impatto
La LCA serve soprattutto a decidere meglio prima dell’ordine. Le leve con più effetto sono queste.
Durata prima del materiale. Per i dispositivi digitali la produzione è la fase di maggiore impatto: secondo Circular Tech usare un dispositivo il più a lungo possibile è preferibile a produrne di nuovi. Per caricatori, power bank e cuffie questo esclude i modelli economici destinati a guastarsi presto.
Materiali alternativi e meno componenti. L’ISO indica tra le leve di riduzione la valutazione di materiali alternativi e un modello logistico migliore, anche con fornitori o distributori più vicini. Monomateriale e parti separabili facilitano il riciclo. Per alcune categorie conviene partire da gadget senza plastica.
Logistica consolidata. Spedizioni via mare pianificate al posto dell’aereo, consegne raggruppate per paese, produzione vicina ai destinatari nei programmi internazionali. Pianificare per tempo è una leva ambientale: i tempi reali di produzione dei gadget sostenibili vanno messi nel calendario degli acquisti.
Imballaggio essenziale. Meno packaging e materiali riciclabili, con etichette verificabili: vedi la nostra guida al packaging sostenibile dei gadget.
Quantità giuste. L’articolo con l’impronta più bassa è quello che non finisce in magazzino invenduto. Ordini interni gestiti da una piattaforma con controllo di budget riducono le eccedenze. Per idee concrete per categoria trovi una selezione di gadget sostenibili per aziende ed eventi.

Il nostro punto di vista
Dal 1986 lavoriamo con grandi aziende che devono giustificare ogni acquisto davanti a procurement, CSR e revisori. Abbiamo imparato che la domanda giusta non è «qual è il gadget più green» ma «quale dato posso difendere». Per questo eseguiamo analisi LCA su prodotti e programmi di merchandising selezionati e consegniamo ai clienti i dati, con metodo e perimetro dichiarati, perché possano usarli nei propri calcoli Scope 3.
Chiediamo ai fornitori lo stesso rigore che i nostri clienti chiedono a noi. Solution Group ha il rating EcoVadis Platinum, è certificata ISO 14001, ISO 9001 e ISO 27001 e rendiconta a CDP. Teniamo distinta la misura dalla compensazione: con Forest Nation piantiamo 100 alberi ogni 5.000 € di merchandising, 130.000 finora, ma non li usiamo per dichiarare prodotti a impatto zero.
Nei programmi multinazionali il dato ambientale è utile solo se è coerente in tutti i paesi. Con un accordo quadro a livello di headquarter e l’esecuzione locale in oltre 50 paesi tramite IGC Global Promotions, lavoriamo come estensione esterna del tuo ufficio acquisti: meno fornitori, meno tail spend, criteri e documentazione uniformi.
— Manuel Xueref
Dati ambientali per il tuo programma di merchandising
Se stai impostando o rivedendo un programma di merchandising con obiettivi Scope 3, possiamo affiancarti su più fronti: analisi LCA di articoli selezionati, sourcing responsabile, preparazione dei kit, logistica internazionale e piattaforme di ordine interne con controllo di budget e brand. Trovi i servizi nella pagina servizi di Solution Group, l’approccio nella sezione sostenibilità e alcuni progetti nei casi studio. Per parlarne con il nostro team, contattaci.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra LCA e carbon footprint di un gadget?
La LCA valuta più categorie di impatto lungo il ciclo di vita: emissioni, acqua, energia, materiali, rifiuti. La carbon footprint misura solo i gas serra, in CO₂ equivalente, secondo la ISO 14067. Per il reporting climatico serve la seconda, per scegliere il prodotto migliore in senso ampio serve la prima.
Posso confrontare i valori di CO₂e dichiarati da due fornitori diversi?
Solo se gli studi usano la stessa unità funzionale, gli stessi confini di sistema e regole di calcolo equivalenti. Chiedi entrambi i report e controlla cosa includono, soprattutto trasporto, personalizzazione e fine vita. Senza questi elementi due numeri simili possono descrivere cose molto diverse.
Un gadget con crediti di carbonio ha un’impronta più bassa?
No. La compensazione finanzia riduzioni o assorbimenti fuori dalla catena del valore del prodotto e non cambia le emissioni generate da materiali, produzione e trasporto. Per ridurre lo Scope 3 contano le scelte che modificano il dato misurato.
Serve una verifica di terza parte per usare i dati LCA?
Per uso interno non sempre, ma se comunichi il dato all’esterno è la garanzia di credibilità. Le regole PEF la rendono obbligatoria per le comunicazioni esterne, e la ISO 14064-3 indica come verificare le dichiarazioni sui gas serra. In ogni caso chiedi il report metodologico completo.
Quali gadget hanno di solito l’impatto maggiore?
Non esiste una classifica valida per tutti: dipende da materiali, durata, trasporto e fine vita del singolo articolo. Per l’elettronica la fase di produzione pesa molto, quindi la durata è decisiva. Uno studio LCA sull’articolo specifico è l’unico modo per saperlo con certezza.
Fonti
MASE, documento di indirizzo su LCA e Life Cycle Thinking (2020) Arpae Emilia-Romagna, Carbon Footprint dei prodotti ISO, Climate change mitigation (2022) ISO, Reducing carbon footprint made easier with new ISO 14067 JRC, Product and Organisation Environmental Footprint (2022) JRC, Product Environmental Footprint method (2019) EcoVadis, Dati CO₂ di prodotto: domande frequenti Circular Tech, The environmental impact of a digital device