
Una consegna “carbon neutral”, nel senso in cui il termine è stato usato per anni, è una spedizione le cui emissioni vengono stimate e poi bilanciate con crediti di carbonio. Per un ufficio acquisti o un responsabile ESG questa definizione oggi è un problema più che una soluzione: nell’Unione Europea le asserzioni di neutralità climatica di un prodotto o servizio basate sulla compensazione non sono più ammesse, e in Italia l’Autorità Antitrust ha già sanzionato comunicazioni di questo tipo. Quello che resta, e che conta per la rendicontazione Scope 3, è una logistica misurata con metodi riconosciuti, ridotta in modo documentato e comunicata con dati verificabili.
In breve
- “Carbon neutral” significa misurare, ridurre e compensare il residuo: la compensazione da sola non rende neutra una consegna.
- La direttiva UE 2024/825 vieta di attribuire a un prodotto o servizio un impatto neutro sul clima sulla base dei crediti di carbonio; le regole si applicano dal 27 settembre 2026.
- Le emissioni di una consegna si calcolano lungo tutta la catena di trasporto, viaggi a vuoto e hub compresi, secondo la ISO 14083 e il GLEC Framework.
- Per il procurement la domanda giusta non è “la consegna è carbon neutral?”, ma “quanta CO₂e genera, come è calcolata e cosa avete fatto per ridurla?”.
Indice
- Che cosa significa “carbon neutral” e perché non è sinonimo di net zero
- Quali emissioni rientrano in una consegna
- Perché le consegne “a impatto zero” basate sui crediti non reggono più
- Ridurre prima di compensare: le leve nella logistica del merchandising
- Se resta un residuo: quando i crediti di carbonio sono credibili
- Cosa chiedere a un fornitore di merchandising e logistica
- Il nostro punto di vista
- Un unico partner per merchandising e logistica internazionale
- Domande frequenti
- Fonti
Che cosa significa “carbon neutral” e perché non è sinonimo di net zero
Secondo ISO, un’organizzazione è carbon neutral quando stima la propria impronta, riduce le emissioni, aumenta le rimozioni e compensa l’impronta residua. La stessa pagina richiama la definizione di net zero dell’IWA 42:2022: una condizione in cui le emissioni residue di origine umana sono bilanciate da rimozioni di origine umana, entro un periodo e confini dichiarati.
L’IPCC, nelle FAQ del Sesto Rapporto di Valutazione, spiega che i due concetti si sovrappongono, ma che nell’uso pratico la neutralità carbonica viene applicata anche a imprese, prodotti, servizi ed eventi e può includere emissioni della catena del valore e compensazioni esterne al controllo diretto dell’organizzazione. Quando si parla di tutti i gas serra, e non solo di CO₂, serve un metodo coerente per aggregarli, come il GWP100: è da qui che nasce l’unità di misura CO₂ equivalente (CO₂e).
Nella pratica commerciale, quindi, tre etichette vengono spesso confuse:
| Termine | Cosa indica di solito | Ruolo della compensazione |
|---|---|---|
| Carbon neutral | Bilanciamento delle emissioni di CO₂ (o CO₂e) di un’attività, un prodotto, una consegna | Centrale per il residuo, spesso usata come scorciatoia |
| Climate neutral | Bilanciamento di tutti i gas serra espressi in CO₂e | Come sopra, su un perimetro più ampio |
| Net zero | Obiettivo di lungo periodo con riduzioni profonde lungo la catena del valore | Ammessa solo per emissioni residue, bilanciate da rimozioni |
Per chi qualifica fornitori la differenza è sostanziale. Una consegna dichiarata “carbon neutral” può avere le stesse emissioni fisiche di una consegna qualunque: cambia solo l’acquisto di crediti a valle. Un percorso net zero, invece, si misura su quanto le emissioni scendono davvero.
Quali emissioni rientrano in una consegna
Il primo passo è definire il confine. Il GLEC Framework dello Smart Freight Centre, allineato alla norma ISO 14083, considera l’intera catena di trasporto: non solo il camion o l’aereo che porta la merce, ma anche i viaggi a vuoto, le operazioni negli hub e l’energia usata per i processi. La catena viene scomposta in elementi (Transport Chain Element, TCE) e le emissioni di ciascuno si ottengono moltiplicando dati di attività come distanza, peso e consumi per fattori di emissione riconosciuti.
Lo stesso framework chiarisce che le emissioni di un operatore logistico o del suo cliente comprendono Scope 1, 2 e 3, includendo sia le operazioni dirette sia quelle subappaltate. È un punto spesso sottovalutato: nel merchandising aziendale gran parte del trasporto è affidata a terzi, quindi per l’azienda committente quelle emissioni finiscono nello Scope 3, tra trasporto e distribuzione a monte o a valle.
La ISO 14083:2023 stabilisce una metodologia comune per quantificare e rendicontare le emissioni di gas serra delle catene di trasporto di merci e passeggeri. Per un buyer significa poter chiedere a ogni fornitore dati calcolati con la stessa regola e confrontarli. Secondo lo Smart Freight Centre, proprio l’esistenza di uno standard ISO rende credibile la metodologia GLEC e la sua applicazione coerente da parte di governi, investitori e multinazionali.
In una spedizione di merchandising il perimetro tipico comprende:
- il trasporto dal produttore al magazzino di personalizzazione o di stoccaggio;
- le operazioni di magazzino, kitting e imballaggio, con la relativa energia;
- il trasporto principale verso il paese o la sede di destinazione;
- l’ultimo miglio, inclusi tentativi di consegna falliti e resi;
- i tratti a vuoto e i trasbordi negli hub.
L’impronta del prodotto in sé, materiali e produzione, è un’altra voce: si misura con un’analisi del ciclo di vita (LCA) ed è spesso molto più rilevante della consegna. Ne parliamo nella guida sull’EPD per gadget.
Perché le consegne “a impatto zero” basate sui crediti non reggono più
La direttiva UE 2024/825, che modifica le norme sulle pratiche commerciali sleali, inserisce tra le pratiche sempre vietate le asserzioni secondo cui un prodotto ha un impatto neutro, ridotto o positivo in termini di emissioni di gas serra quando si basano sulla compensazione e non sull’impatto effettivo del ciclo di vita. Gli Stati membri dovevano recepirla entro il 27 marzo 2026 e applicarla dal 27 settembre 2026. La stessa direttiva richiede che le asserzioni su prestazioni future, come la transizione verso la neutralità climatica, siano sostenute da impegni chiari, pubblici e verificabili, con un piano di attuazione dettagliato e verifiche periodiche di un terzo indipendente.
In Italia l’AGCM non ha aspettato. Nel 2025 ha sanzionato per 8 milioni di euro un gruppo di corrieri espressi per il suo programma di “protezione del clima”: l’Autorità ha accertato dichiarazioni ambientali ambigue, non sufficientemente chiare o non veritiere, e il trasferimento dei costi del programma sui clienti abbonati. Nello stesso anno, dopo l’intervento dell’Autorità, un produttore di acque minerali ha rimosso il claim “CO2 Impatto Zero” da etichette e confezioni.
Per chi acquista merchandising le conseguenze sono due. La prima: se un fornitore vi propone una “consegna carbon neutral” basata su crediti, quel claim non si può trasferire sui vostri materiali, sul sito o in un report destinato a clienti. La seconda: anche la comunicazione interna ed esterna su eventi e welcome kit deve poggiare su dati, non su etichette. Una buona disciplina è scrivere quanto si è misurato e ridotto, con metodo e perimetro; per la parte social, chi gestisce la comunicazione può trovare indicazioni pratiche su come impostare contenuti ESG su LinkedIn con claim chiari e sostenuti da evidenze. Abbiamo approfondito i rischi specifici del nostro settore nell’articolo su come evitare il greenwashing nel merchandising.
Questa guida non è una consulenza legale: per la formulazione di claim destinati al pubblico conviene coinvolgere l’ufficio legale o un consulente in diritto dei consumatori.

Ridurre prima di compensare: le leve nella logistica del merchandising
La bozza della ISO/FDIS 14068 sulla neutralità carbonica stabilisce una gerarchia che privilegia le riduzioni nella catena del valore rispetto alla compensazione. Nel merchandising aziendale le leve più concrete sono quasi tutte decisioni di programma, prese prima che la merce parta:
- Consolidare gli ordini. Dieci ordini sparsi da dieci reparti generano dieci spedizioni. Una piattaforma di ordinazione interna con calendario e budget per sede permette di aggregare i fabbisogni e spedire meno volte con carichi più pieni.
- Produrre e consegnare vicino alla destinazione. Per un programma in più paesi, personalizzare e stoccare localmente evita tratte intercontinentali, soprattutto quelle aeree.
- Scegliere la modalità di trasporto. Il trasporto aereo urgente nasce spesso da una pianificazione tardiva: anticipare gli ordini di eventi e welcome kit consente modalità a minore intensità.
- Ridurre volume e peso degli imballi. Kit pre-assemblati e packaging dimensionato sul contenuto aumentano il riempimento dei mezzi; ne parliamo nella guida al packaging regalo sostenibile.
- Ridurre resi e mancate consegne. Indirizzi verificati e finestre di consegna concordate con le sedi eliminano viaggi ripetuti, che il calcolo secondo ISO 14083 conta.
- Chiedere dati primari. I fattori di emissione medi sono un punto di partenza; i dati reali di consumo dei vettori rendono visibili i miglioramenti.
La roadmap per la logistica promozionale sostenibile mostra come mettere in fila queste leve in un programma annuale.
Se resta un residuo: quando i crediti di carbonio sono credibili
Dopo misure e riduzioni resta quasi sempre una quota di emissioni. Le linee guida della Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile indicano che la compensazione è appropriata solo dopo aver ridotto le emissioni abbattibili sul piano tecnico ed economico, e che i crediti devono rappresentare riduzioni o rimozioni reali, quantificate, monitorate, verificate e addizionali, senza doppio conteggio e con rischio di inversione contenuto.
I Revised Oxford Principles 2024 aggiungono una prospettiva temporale: i crediti non devono sostituire la decarbonizzazione e, avvicinandosi al net zero, le organizzazioni dovrebbero spostarsi progressivamente dai crediti di riduzione o evitamento alle rimozioni di CO₂ con stoccaggio durevole. Raccomandano anche trasparenza su emissioni, verifica, obiettivi e tipologia dei crediti acquistati.
Esistono schemi di certificazione dell’organizzazione, come il GO 2 CARB0N NEUTRAL di RINA, che prevedono un piano di gestione della neutralità carbonica e il ritiro dei crediti necessari per le emissioni residue del periodo. Sono strumenti di gestione aziendale: non autorizzano, da soli, a dichiarare neutra una singola consegna verso i consumatori.
Cosa chiedere a un fornitore di merchandising e logistica
Nella qualificazione dei fornitori la “consegna carbon neutral” va sostituita da richieste verificabili. Questa è la griglia che suggeriamo agli uffici acquisti:
| Area | Cosa chiedere | Perché conta |
|---|---|---|
| Metodo di calcolo | Emissioni per spedizione o per periodo calcolate secondo ISO 14083 / GLEC, con perimetro dichiarato | Dati confrontabili e utilizzabili nello Scope 3 |
| Qualità dei dati | Quota di dati primari dei vettori rispetto a fattori medi | Solo i dati primari mostrano i miglioramenti reali |
| Piano di riduzione | Leve adottate (consolidamento, modalità, produzione locale) con risultati | La gerarchia ISO privilegia le riduzioni |
| Claim | Formulazioni proposte per materiali e comunicazioni | Rischio di pratica vietata ai sensi della direttiva 2024/825 |
| Sistema di gestione | ISO 14001 e, per i dati di ordini e destinatari, ISO 27001 | Processi ambientali e sicurezza delle informazioni verificati da terzi |
| Rating e disclosure | Scorecard EcoVadis, risposta a CDP | Valutazioni indipendenti e ripetute nel tempo |
| Prodotto | Conformità GPSR, REACH, MOCA dove applicabile; LCA o EPD per gli articoli principali | La consegna è solo una parte dell’impronta |
| Audit | Possibilità di audit documentale e sulla filiera | Tracciabilità oltre le dichiarazioni |
Per approfondire il valore del rating di disclosure climatica, vedi il nostro articolo sul Carbon Disclosure Project.
Il nostro punto di vista
Non offriamo consegne “carbon neutral” e non le proponiamo ai nostri clienti. Non perché il tema non ci interessi, ma perché una spedizione non diventa neutra pagando crediti a valle, e un’azienda che riporta quel claim nei propri materiali si espone a un rischio che nessun gadget vale.
Il lavoro utile, per noi, inizia prima della spedizione. Come membro di IGC Global Promotions firmiamo un accordo quadro a livello di headquarter e coordiniamo l’esecuzione locale in oltre 50 paesi: produrre e consegnare vicino alla sede di destinazione è la riduzione più concreta che conosciamo per un programma internazionale. Le piattaforme e-commerce dedicate agli ordini interni aggregano i fabbisogni delle sedi, controllano budget e brand e riducono le spedizioni frammentate. Meno fornitori significa anche meno flussi da misurare e un solo interlocutore per i dati Scope 3.
Le nostre prove sono verificabili: siamo certificati ISO 9001, ISO 14001 e ISO 27001, abbiamo il rating EcoVadis Platinum e rendicontiamo a CDP. Offriamo analisi LCA dei prodotti, perché l’impronta di un articolo dipende prima di tutto da materiali e produzione. Con Forest Nation piantiamo 100 alberi ogni 5.000 € di merchandising, finora 130.000 alberi: è un progetto che sosteniamo per il suo valore, non un argomento per dichiarare neutra una consegna.
— Manuel Xueref
Un unico partner per merchandising e logistica internazionale
Dal 1986 lavoriamo come estensione esterna dell’ufficio acquisti per il merchandising aziendale: sourcing responsabile, preparazione dei kit, logistica, spedizioni massive globali e negozi online per gli ordini interni, sotto un’unica compliance centralizzata.

Se state qualificando fornitori per un programma in più paesi, scoprite come funziona il nostro ufficio acquisti internazionale con IGC Global Promotions, leggete i casi studio, il nostro impegno sulla sostenibilità o richiedete una proposta partendo dai nostri servizi.
Domande frequenti
Posso ancora scrivere “consegna carbon neutral” sui materiali aziendali?
Se il claim si basa sulla compensazione e si rivolge ai consumatori, la direttiva UE 2024/825 lo include tra le pratiche vietate. Più sicuro e più credibile è comunicare dati misurati, metodo di calcolo e riduzioni ottenute. Per testi destinati al pubblico fate validare la formulazione dal vostro ufficio legale.
Che cos’è la carbon footprint di una consegna?
È la quantità di CO₂ equivalente associata a una spedizione lungo tutta la catena di trasporto, compresi hub, tratti a vuoto, tentativi di consegna e resi. Si calcola con la ISO 14083 e il GLEC Framework moltiplicando dati di attività per fattori di emissione. Quella del prodotto si misura invece con un’analisi LCA.
Le emissioni delle consegne entrano nel nostro Scope 3?
Se il trasporto è svolto da terzi, sì: rientrano nelle categorie di trasporto e distribuzione dello Scope 3. Per questo conviene chiedere ai fornitori dati calcolati con metodo standard e perimetro dichiarato, così da integrarli nella rendicontazione senza ricalcoli.
C’è una carbon tax in Italia che riguarda la logistica?
È una questione fiscale che va verificata con il vostro consulente, perché il quadro europeo sul prezzo del carbonio nei trasporti è in evoluzione. Per la dichiarazione di una consegna, però, ciò che conta non è il regime fiscale ma la misura delle emissioni e le regole sui claim ambientali.
Fonti
- ISO, Embracing net zero
- IPCC AR6 WGIII, FAQ capitolo 1
- Smart Freight Centre, GLEC Framework v3
- ISO 14083:2023
- ISO, Towards a net-zero logistics sector
- Direttiva (UE) 2024/825, EUR-Lex
- AGCM, comunicato PS12525
- AGCM, comunicato PS12596
- ISO/FDIS 14068
- RUS, Linea guida sui meccanismi di off-setting
- Revised Oxford Principles 2024
- RINA, GO 2 CARB0N NEUTRAL
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